Il comportamento digitale delle aziende dovrebbe essere socialmente, economicamente, tecnologicamente e ambientalmente responsabile

Cosa significa Corporate Digital Responsibility (CDR)? La risposta lungi dall'essere una mera traduzione dell'espressione inglese, è ampia, articolata e intercetta diversi campi, a partire da quello che evoca una parentela fin dal nome: CSR, Corporate Social Responsibility. La CDR infatti ne rappresenta una parte costitutiva, di importanza crescente, anche se in parte ancora inesplorata, almeno in Italia, se non fosse per iniziative come l’ultimo Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale che nel programma ha incluso proprio l’evento “Connessioni Sostenibili - Collaborazione e tecnologia: miscela ad impatto” organizzato da l’Associazione Il Quinto Ampliamento.

In questa occasione le best practices, tra cui quella di Evolvere, sono servite a delinearne meglio i contorni e le tante possibili applicazioni. La definizione più chiara di CDR si trae dall'articolo Corporate Responsibility in the Digital Era, pubblicato sulla MIT Sloan Review: “insieme di pratiche e comportamenti che aiutano un’organizzazione a usare i dati e la tecnologia in modo socialmente, economicamente, tecnologicamente e ambientalmente responsabile”. 

Sono quindi quattro le aree principali individuate da questa definizione. 

  • Sociale: include da un lato la protezione dei dati di utenti e dipendenti di un’organizzazione e, dall’altro, affronta il tema dell’inclusione e del digital divide
  • Economica: in questo caso il focus è parte sulla tutela dei posti di lavoro da una digitalizzazione estrema parte sull’impiego delle nuove tecnologie per creare ulteriori opportunità lavorative di alto profilo.
  • Tecnologica: quanto male può fare una tecnologia impiegata in modo scorretto? Il riferimento è a certe pratiche di AI applicate agli armamenti, ad esempio, oppure all’ambito del deepfake che può nuocere in maniera drammatica alla dignità umana
  • Ambientale: pensiamo al consumo di energia per le nostre attività su web o allo smaltimento delle apparecchiature che, a causa una obsolescenza spesso programmata, hanno accorciato enormemente il loro ciclo di vita. Aree di impatto anche molto distanti tra loro e spesso trattate indipendentemente all’interno di una stessa azienda e che, invece, proprio come accade per la CSR, dovrebbero essere coordinate così da ottenere il massimo risultato. 

cdr.jpgNonostante le differenze, più o meno marcate, in base al settore di appartenenza, tutte le aziende oggi devono rapportarsi all’integrazione con il digitale e, di conseguenza, nessuno può dirsi escluso dall'adozione di politiche in ambito CDR.  Evolvere, che ha partecipato all’evento di Quinto Ampliamento, portando la sua esperienza, ha incrementato la CDR tra le sue pratiche di Corporate Social Responsibility.

La sostenibilità fa da sempre parte del nostro DNA: innovazione, vocazione sociale e la scelta di generare un solido valore aggiunto per tutti gli interlocutori chiave dell’azienda sono le colonne su cui si basa il successo di Evolvere Chiara Cerizza, responsabile CSR di evolvere

Per farlo, da un lato ha supportato la crescita digitale dell’azienda, dall’altro ha migliorato la customer journey dei clienti grazie a strumenti quali il Chatbot Eugenio e l’area clienti web. Nella gestione di tutti i dati di prospect e clienti attraverso le piattaforme digitali l’attenzione al trattamento della privacy è massima, in linea con le guidelines e le politiche del Gruppo.

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Eugenio, il ChatBot di EvolvereAnche la sicurezza delle piattaforme è fondamentale: ad esempio sul sito sono effettuati periodicamente dei test approfonditi per analizzare il livello di sicurezza del sistema. A queste azioni, farà seguito un percorso di educazione al digitale, grazie anche alla collaborazione con l'associazione Sloweb, con l’obiettivo di identificare delle linee guida condivise per la gestione e la moderazione dell’impatto digitale, coerentemente con lo status di B Corp e Società Benefit che ci contraddistingue.