Cosa sono, come funzionano e l’inquadramento legislativo. Facciamo il punto sulle comunità energetiche

Cosa sono le comunità energetiche
La storia delle comunità energetiche rinnovabili
Comunità energetiche in Italia
Il futuro delle comunità energetiche
Note

Negli ultimi anni il mondo dell'energia è stato innervato da una profonda trasformazione, che sta cambiando il modo di intendere sia il consumo sia la produzione. Sempre più spesso si è parlato di comunità energetiche rinnovabili e in Italia il 2020 può per molti versi essere considerato l’anno della svolta. 

Cosa sono le comunità energetiche

L’unione fa la forza: è uno dei proverbi più conosciuti, che calza a pennello al mondo delle comunità energetiche rinnovabili. Solitamente si basano (1) sull’unione di più prosumer, cioè produttori e consumatori di energia che, proprio all’interno delle comunità energetiche rinnovabili, trovano il modo più efficace per impiegare l’energia elettrica non autoconsumata. La nascita della comunità energetica, quindi, è strettamente collegata a quella del prosumer: in entrambi i casi sarà centrale l’autoproduzione di energia e l’autoconsumo come soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico.  

La comunità energetica, però, conformandosi come rete tra più unità produttive, che siano case private, aziende, edifici pubblici o condomini, localizza il fabbisogno in una dimensione ben definita e permette di distribuire meglio i consumi e la produzione. In questo modo diventa possibile ottimizzare l’autoconsumo e, in un secondo momento, scambiare in rete l’energia non autoconsumata, agendo sul mercato come un unico soggetto.

La comunità energetica rinnovabile (REC) è stata definita e sdoganata ufficialmente dall’Europa solo recentemente, con la Direttiva RED II (Direttiva UE 2018/2001). Oltre alle REC, Bruxelles, con la Direttiva EMD 2019/944/UE, ha introdotto anche le CEC, ovvero le comunità energetiche di cittadini, che però, a differenza delle REC, non prevedono l'autonomia dei propri membri, non hanno come obiettivo esclusivo la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e non sottostanno ai limiti geografici imposti per le REC.
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I caratteri principali delle “comunità di energia rinnovabile", così come definite dalla Direttiva, sono anzitutto l’essere un soggetto giuridico che si basa sulla partecipazione “aperta e volontaria”, che è “autonomo” ma soggiace a una vicinanza dei membri agli impianti di produzione. Inoltre “gli azionisti o membri sono persone fisiche, PMI o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali” e l’obiettivo principale è “fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi azionisti o membri o alle aree locali in cui opera”. 

La storia delle comunità energetiche rinnovabili

La filosofia introdotta dalla RED II di comunità energetiche rinnovabili come strumento per garantire un benessere condiviso è la stessa che troviamo in molti degli esempi nati in ordine sparso in Italia e non solo, ben prima di trovare una definizione legale. Si trattava spesso di aggregazioni di tipo cooperativo, sorte in comunità locali o di montagna, per garantire l’apporto energetico a un’area ben definita come accaduto per la FUNES in Alto Adige (anno 1920) o la EWERK PRAD, Cooperativa di Prato allo Stelvio o la COOPERATIVA ELETTRICA GIGNOD di Saint Christophe, in Valle d’Aosta. Una storia che per certi versi le accomuna alle realtà legate a piccole società di distribuzione che hanno resistito alla nazionalizzazione delle reti (ad esempio il Comune di Berchidda in Sardegna), i consorzi di autoproduzione degli anni Novanta e le reti private (ad esempio le RIU) nate all’interno di grandi insediamenti produttivi.

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Oltre a questi esempi, soprattutto in anni recenti, si è registrato l'intervento dell’Europa che si è mossa con progetti sperimentali come l’Horizon 2020 ZERO-PLUS, partito nel 2015, che aveva l’obiettivo di dare forma a quartieri a basso impatto ambientali dotati di tecnologie energetiche d’avanguardia.

Dal punto di vista legislativo, gli interventi più importanti si sono registrati molto recentemente: in Spagna, ad esempio, dove alla fine del 2018 è stata varata una normativa per consentire la condivisione di energia prodotta da un solo impianto, collegando più utenti in autoconsumo collettivo. Questa ha preceduto di qualche mese la Direttiva europea RED II, che ha posto il giugno 2021 come data ultima per il suo recepimento negli ordinamenti nazionali dei vari Stati membri.

Comunità energetiche in Italia

L'Italia ha parzialmente (2) recepito la Direttiva europea con un emendamento al Decreto Milleproroghe, convertito nella legge 8 del 28 febbraio 2020. Questa consente la costituzione di comunità energetiche rinnovabili per l’autoconsumo tra prosumer - privati o aziende PMI o enti locali - che risiedono in unità separate, per impianti di potenza complessiva non superiore a 200 kW. L’energia, anche immagazzinata nei sistemi di accumulo, può essere condivisa utilizzando la rete esistente attraverso un’unica cabina secondaria MT/bt.

La condivisione in condomino, per cui la legge parla di autoconsumo collettivo e non propriamente di comunità energetica rinnovabile, riguarda anche le singole abitazioni e non solo le parti comuni e il condominio viene trattato come un unico soggetto. Inoltre, con il decreto firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, lo scorso 15 settembre è stata fissata la tariffa incentivante per l’autoconsumo elettrico collettivo, alternativa agli incentivi attualmente previsti e/o al meccanismo dello scambio sul posto, che per la prima volta promuove l’utilizzo dello storage. Le regole tecniche per accedervi sono state quindi fissate in un documento del GSE pubblicato il 22 dicembre, contestualmente alla guida per l’invio delle istanze preliminari di accesso tramite l’apposito portale. 

Il futuro delle comunità energetiche

Immaginiamo un mondo dove l’energia elettrica è pulita e prodotta da piccoli impianti fotovoltaici costruiti sui tetti delle abitazioni; accumulata, autoconsumata e scambiata in rete insieme al proprio vicino, al Municipio, al panificio di fianco a casa. Ecco questo mondo è già ai nastri di partenza.

È una rivoluzione. Perché i piccoli consumatori privati saranno sempre più protagonisti della transizione in corso. Un nuovo modello che promuove le fonti di energia rinnovabile, sostenibile e disponibile a tutti, a vantaggio del singolo, della comunità e dell’ambiente.Filippo Falcin, marketing e digital manager Evolvere

Nelle comunità energetiche ogni prosumer potrà quindi decidere come utilizzare al meglio la propria energia, utilizzando una tecnologia semplice e accessibile, massimizzando anche il vantaggio economico.

Si tratta dunque di un modello virtuoso, verso un’energia condivisa, intelligente e democratica che Evolvere, grazie alla grande esperienza su campo e alla continua spinta e investimenti verso l’innovazione, vuole promuovere e sviluppare con i propri clienti.

La rivoluzione è davvero iniziata: adesso tocca a tutti noi farne parte.

Note

(1) Ci possono, poi, essere modelli leggermente diversi in base agli ordinamenti nazionali: ad esempio in Italia la legge 8 del 2020 ammette all'interno della comunità energetica anche solo un impianto per la produzione rinnovabile, di potenza inferiore a 200 kW

(2) L'iter di recepimento vero e proprio è infatti ancora in corso. La Conferenza dei Capigruppo della Camera dei Deputati ha calendarizzato a partire dal prossimo 25 gennaio l’esame in Aula del DDL Legge di delegazione europea 2019 - 2020, che contiene i principi e criteri direttivi cui dovrà attenersi il Governo per il recepimento delle direttive RED 2 (articolo 5 del DDL) e IEM (articolo 12). Il DDL è già stato approvato in prima lettura dal Senato e lo scorso dicembre la Commissione Politiche dell’Ue della Camera ha concluso l’esame in sede referente senza apportare modifiche emendative al testo licenziato dal Senato.