Il Superbonus 110 per la ristrutturazione delle case fuori città può disincentivare lo spopolamento dei piccoli centri

Dove vivono gli italiani
Lo stato delle abitazioni in Italia
Le possibilità aperte dal Superbonus
Il Superbonus 110% e i ruderi

Il Superbonus 110 applicato alla ristrutturazione delle abitazioni può davvero cambiare il volto del Paese? Oggi è ancora presto per dirlo, sicuramente però rappresenta un’occasione epocale.

Dove vivono gli italiani

Partiamo dalla fotografia di oggi: solo il 34% degli italiani si concentra in grandi città, mentre il 40% vive in città di medie dimensioni e sobborghi. Ben 1 italiano su 4 abita tuttora in aree rurali. Fino al 2020, però, si assisteva a un lento ma costante spostamento verso i grandi centri. Poi c'è stato il Covid e tutta Europa sembra aver invertito questa tendenza. Parigi, che già ha perso 54 mila abitanti nel quinquennio 2013 - 2018, ha visto accelerare questa fuga di massa. In quale direzione? I paesini dell’Île-de-France, giudicati meno cari e più sicuri. Se la capitale francese rappresentava fino al 2020 un'eccezione, oggi il fenomeno dell'addio alle metropoli sembra contagiare mezza Europa, da Londra a Milano.
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Il Covid e in particolare il lockdown, ma anche la possibilità di regolare diversamente i ritmi di lavoro alternando smart working e ufficio hanno a loro volta cambiato la percezione della sistemazione. Se prima del Covid la metratura degli alloggi era sacrificata per la posizione, sempre più centrale, nel dopo Covid balcone e giardino sono diventati benefit irrinunciabili. Spazi più ampi e aperti che in città è difficile trovare - per di più a prezzi esorbitanti - mentre a pochi chilometri dal centro esiste un patrimonio di campagne e borghi da sfruttare. Non è un caso che proprio in questi giorni sia ripartito il progetto delle case a un euro, sparse un po’ in tutta Italia, dall’Appennino alle spalle di Genova fino al cuore di Sicilia e Sardegna. 

Lo stato delle abitazioni in Italia

Fin qui le tendenze di massima e, in molti casi, i sogni della fuga in campagna in case più grandi e spaziose. Qual è, però, il reale stato del patrimonio immobiliare italiano? Ecco la nota dolente: secondo dati Istat il 60% degli edifici italiani risale a prima del 1980 e ben il 42% è stato realizzato negli anni Settanta. Solo il 18% degli edifici è stato costruito negli ultimi trent’anni, quindi dopo l’entrata in vigore della legge 10/91, primo provvedimento organico in tema di efficienza energetica.

Questo ha un riflesso immediato sulla classe energetica dei nostri edifici. L’analisi condotta nel 2019 da ENEA, Istituto per la Competitività (I-Com) e Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) sui dati derivanti dalle compravendite mostra un quadro impietoso: circa il 70% del campione è nelle ultime tre classi in termini di prestazioni energetiche (E, F, G) e solo il 12% nelle tre più elevate. 

Le possibilità aperte dal Superbonus

Ecco perché il Superbonus 110 con il suo ruolo nella ristrutturazione degli immobili, a partire dal profilo energetico, può cambiare il volto del paese. Con un guadagno importante per tutti. Anzitutto ambientale: secondo il Rapporto Annuale 2020 sull’Efficienza Energetica di ENEA gli edifici residenziali assorbono il 40% dell'energia consumata e sono responsabili del 36% delle emissioni.
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Poi c’è il guadagno, immediato, sul valore degli immobili: «Con un salto di due classi rispetto a quella di partenza la premialità è più sostenuta quando si arriva in classe A (+10,6%) e meno marcata per le classi più basse» ha spiegato, ad esempio, in un recente articolo su Italia Oggi Gianluca Natalini, manager consulting di Crif real estate services. Il terzo e più importante elemento, però, ancora tutto da esplorare, riguarda le potenzialità che il Superbonus 110 può avere sulla rivalutazione e ripopolamento dei piccoli borghi, a cominciare dalle aree rurali e montane.

Il Superbonus 110% e i ruderi

Con l’ultima legge di Bilancio è stata introdotta - entro certi limiti - la possibilità di accedere al Superbonus 110% per gli edifici privi di copertura e/o di pareti perimetrali. L’Agenzia delle entrate nella risposta n. 161 dell’8 marzo 2021 è intervenuta sul tema delle unità collabenti quindi i veri e propri ruderi, per cui è comunque possibile chiedere il Superbonus a patto che sia dimostrabile l’esistenza di un impianto di riscaldamento "rispondente alle caratteristiche tecniche previste dal d.lgs. 19 agosto 2005 n. 192 e che tale impianto sia situato negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica".
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Inoltre al termine dell’intervento, questi edifici, qualora non forniti di APE perché privi di copertura o di uno o più muri perimetrali, "anche in caso di demolizione e ricostruzione o di ricostruzione su sedime esistente", devono raggiungere "una classe energetica in fascia A". Inoltre, ulteriore nota positiva, per quanto riguarda gli interventi non rientranti nel Superbonus, sarà possibile accedere agli altri bonus secondo i termini fissati dalla circolare n. 19/E dell'8 luglio 2020 dell'Agenzia delle Entrate

Il Superbonus, quindi, insieme agli altri interventi ha le potenzialità per cambiare il panorama residenziale italiano? Probabilmente sì. Ma non solo, ha anche la possibilità di influire sulla società, con la ricostituzione di comunità che potranno facilmente diventare anche di servizi, di welfare ed energetiche, seguendo quelle che sono le naturali aggregazioni di borghi e paesi dove sono molte le case vuote e in stato di abbandono.